Roberto Alonge

Kantor

Scaena mortis

Sulla mia tomba mi piacerebbe fosse scritto questo pistolotto, benché un po’ lunghetto:

Qui giace Roberto Alonge.
Tutta la sua vita
non fece che lavorare.
Quando la morte arrivò
lui le disse:
“Aspetta un po’,
che ho ancora qualcosa da fare”
Ma la morte non aspettò.
Adesso finalmente si riposa.

In realtà non voglio una tomba, perché sono claustrofobico, e per questo non uso  l’ascensore. Vorrei essere bruciato, e le ceneri, se possibile, disperse, non importa dove.

C’è una cosa, ancora più seccante di morire, ed è aspettare di morire.
Comunque, vorrei morire seduto, in una poltrona o in un divano. Non steso nel letto, in quella immagine di orribile impotenza, con gli altri, in piedi, che ti guardano con pietà e sufficienza. Tu te ne vai, e gli altri restano. Tu, disteso, perché non ce la fai a stare ritto, e gli altri ritti, rittissimi. In realtà, anche gli altri se ne dovranno andare, prima o poi. Ma intanto, è un passaggio che si vive male, malissimo (se ci si può esprimere in questo modo…)

Il resto è silenzio.