Roberto Alonge

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Roberto Alonge Viviamo in tempi difficili. La Rete è un grande strumento, ma è anche una bestia pericolosa. Informatica deriva dal francese informatique, incrocio di infor(mation) e (auto)matique, cioè informazione automatica.  Ma l’informazione non significaa affatto cultura, che  è sempre  intelligenza critica. Il sapere nozionistico (tipico del computer) è altra cosa dal sapere critico. Non è nemmeno  l’unico guaio. La Rete suscita un’impressione di onnipotenza, per la possibilità di accedere a un massimo di informazioni in un tempo minimo, e sta  determinando una terrificante mutazione genetica del lavoro intellettuale. I tasti del  copia-taglia-incolla sono diventati una straordinaria scuola di plagi e di plagiari. Copiano e plagiano gli studenti, e copiano e plagiano persino i docenti. Si è dimenticato che il plagio è un reato, perseguibile dalla legge. D’altra parte, in Italia, da molti decenni, se il poliziotto insegue il ladro, il poliziotto è un persecutore, e il ladro è un perseguitato.

        Per fortuna, resistono talune forme di Provvidenza. Chi copia (anche se non lo sa nessuno), sa di copiare, sa cioè di essere un cretino, incapace di realizzare un qualche cosa di personale e di originale. Questa consapevolezza rende infelici, e l’infelicità fa male, fa ammalare, talvolta fa persino morire. Insomma, al fondo della nefandezza c’è un paradossale meccanismo autopunitivo. Come i bulletti, che non sono paghi dei loro piccoli crimini se non li mettono in Rete, per esibirli a tutti. Hanno così poca autostima  da avere bisogno del consenso di chi guarda al video le loro imprese, ma, così facendo, finiscono per autodenunciarsi,  e si fanno beccare dalla polizia.

        Naturalmente tutto si aggrava nel Paese Italia, l’unico paese dove il ’68 non è durato un mese (come in Francia) ma dieci anni, fino all’uccisione di Aldo Moro. Il nostro infinito ’68 ha fatto in tempo a radicarsi nelle coscienze, a devastare tutti i valori, scuola e Università comprese, come ho cercato di dire nel mio libello Asini calzati e vestiti. Lo sfascio della scuola e dell’Università dal ’68 a oggi (Torino, Utet-Libreria, 2005).

        Forse, se potete, cercate di andarvene. I banchieri e i tecnocrati di Bruxelles hanno costruito l’Europa comune dell’euro. Non è molto ma è qualcosa. È già triste (prima o poi) dover morire, ma perché morire italiani?

Roberto Alonge è stato professore ordinario di  Storia del Teatro presso l’Università di Torino. In pensione dal 1 novembre 2012, insegna attualmente, a titolo gratuito (e solo per non morire, perché restare  a contatto con la gioventù allunga la vita, come ha ben spiegato Dracula), Lingue e  Letterature Nordiche presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università di Torino.

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